Ore 4 del mattino. Buio.
Con la luce della frontale partiamo dalla Baita del Tita per il Diedro Casarotto Radin allo Spiz di Lagunaz.
Questa via la pensavo da 5 anni quando con Sandro ero andato ad osservare il Diedro dalla Cima della Quarta Pala e a studiarmi il ritorno dalla Torre di Lagunaz.
Santi quest’anno è in super forma e poi quando si mette in testa una via non è contento fino a quando non la percorre.
La salita dello zoccolo ci fa entrare subito in ambiente: al buio non si capisce molto ma sbagliamo leggermente direzione soltanto una volta.
Alle 7 ci leghiamo e iniziamo il primo tiro della via.
Fa caldo, sudiamo molto ma l’ambiente è veramente unico.
Velocemente arriviamo ai 3 tiri difficili. Santi li supera di slancio. L’adrenalina qui è assicurata.
Forti e temerari Casarotto e Radin 34 anni fa a cercare e trovare la chiave della parete.
Passati si entra nell’incredibile Diedro: perfetto,verticale con 2 piccoli strapiombi, roccia grigia stupenda.
Peccato solo per il dolore alla costola causato dalla scivolata del primo tiro.
Per fortuna siamo in ombra. Il sole ci raggiunge solo sulla cengia all’uscita del Diedro.
Ancora 200 metri facili e poi la cima. Ambiente selvaggio, isolato, con vista stupenda.
Pochi luoghi delle Dolomiti sono rimasti così.
Discesa lunga, insidiosa ma divertente. Si deve arrampicare ancora.
Bastano 4 ore per tornare alla macchina, ad un bagno nel torrente e ad una… bistecca ad Agordo.
24 anni fa La Solleder-Lettenbauer alla Civetta il 6 Agosto, finita sotto la neve alle 9 di sera. Oggi qui in Valle di San Lucano. Felice, libero, contento di arrampicare, di respirare in questo ambiente, di condividere con un compagno che vive di Montagna.
Grazie Santi
Marco |
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