Sono le 04:55 e il furgone non si accende! David, Sergio e Quique spingono per farlo partire...
Un'ora dopo, le tenue luce delle lampade frontali illuminano il sentiero ancora in piano. Uno strano pensiero sul libro “Touching the Void” mi passa per la mente e devo cancellarlo. Non mi piace avere questi pensieri prima di arrampicare una via difficile. Mi rilasso e lascio che il cervello lavori da solo viaggiando un po per il mondo!...
Attaccato a due corde gialla e blu, parto da terra alle 07:24! Non troppo convinto di quello che succederà.
Le picozze si impianto benissimo nel ghiaccio sottile che ricopre la roccia. Procedo lentamente cercando superfici dove impiantare un chiodo che mi protegga, mmm... Non ce ne sono. Ho arrampicato 25 metri e sono sotto una candela verticale con la base fratturata. Devo triangolare due viti per darmi una protezione psicologica sufficiente per affrontare la fragile colonna. Per altri 5 metri quasi non respiro. Mi proibisco di battere con i piedi perché questo farebbe di sicuro cadere la colonna dove carico il mio peso. Decido di lasciare la picca sinistra sui ganci di un'altra piccola colata così non dipendo solo da quella fragilità! Ci sono! Deciso, faccio un cambio di mani con le picche e salgo al esteriore. Non permetto al cervello di pensare in una caduta, ma solo nella buona progressione sulle picche che sono sempre ben impiantate. Salgo e salgo su, con il vuoto sulla schiena e una caduta non permessa fino ad arrivare a un buco tra colonne dove posso riposare e proteggermi bene. Sono stati 45 metri adrenalitici al massimo, adesso mi rimangono altri 10 verticali fino alla sosta. Lì un ghiaccio buono mi permette di rilassare la mente. Il braccio sinistro non capisce più come impiantare la picca: CHE FATICA!
9:37 Sergio arriva in sosta completamente distrutto! Anche io sono morto!!! Però fatto questo siamo convinti di continuare con le poche forze che ci riangono e Sergio non dubita nel fare il seguente tiro. Altri 50 metri sul 4+ portano sotto la prima delle 4 prossime candele.
La partenza dalla 1º candela è tosta, ma con serenità riesco a piantare una buona vite per seguire anche veloce fino a sotto la 2º candela. 30 metri giusti, e poi un pensiero su quel 4 tiro di 6º che mi aspetta più in alto.
C'è una possibilità di saltare la 3º candela a destra, mmm... ci penso in tanto che arriva Sergio in sosta e poi ci ripenso e decido di affrontarla. Ho voglia di spingermi a un limite ancora sconosciuto, reale, fisico e mentale! Ci sarà???
Attacco la 3º candela: che bella arrampicata. Che ambiente, un VUOTO assoluto. Ogni pezzo di ghiaccio che si stacca cade fino a terra, per più di 120 metri sotto di noi. Lo zaino abbandonato al piedi della via diventa sempre più piccolo.
Prima di arrivare in sosta, una formazione del ghiaccio strapiombante mi fa dubitare del suo passaggio, il ghiaccio è fragile e si spacca troppo. Sono completamente appoggiato su una ala di ghiaccio da dove non ho la più pallida idea di come uscire. Devo alzare le piche tantissimo e portarmi fuori! Riesco ad uscire da quella posizione sicura lasciando che la mia schiena cada nel vuoto, una sensazioni da vivere almeno una volta nella vita.
Così sono sotto la 4º colonna: Il passaggio chiave della via! Sarà per lo strapiombo che c'è in uscita??? Forse si, forse no! La base della colonna è fratturata, però la sua dimensione e forma fanno credere che sia sufficientemente solida...
Arriva Sergio in sosta, se non ricordo male alle 13:30!? Arancia e caffè! (di solito tè ma oggi abbiamo caffè per aiutarci a superare le difficoltà).
3.... 2.....1.... “ Segio, yo me muevo, eh”, dico al mio amico colombiano, e mi alzo delicatamente sulla fragile colonna. Batto i piedi cautamente per non instabilire la struttura, appoggiandoli precisamente e cosi si aggiungono i metri. Una vite buona dopo un'altra e sono sotto lo strapiombo! La prima battuta sotto lo strapiombo frattura la testa della colonna, brrr.... MERDA, non ce più tempo. Fermo il tempo. In apnea impianto la picca sinistra quasi fuori dello strapiombo, con gambe aperte a 180° riesco ad impiantare la picca destra fuori.... sono secondi emotivi, docili, calcolati con appoggi dei piedi molto delicati per non rompere quello che mi sostiene. Ancora la picca sinistra su con il più grande desidero che quella destra rimanga fissa dove è.. mmm... riesco ad alzare la destra mentre la voce di un vero compagno anima dei movimenti artistici su uno strapiombo di ghiaccio....
RESPIRO in silenzio, quintali di adrenalina cadono nel vuoto più assoluto, e infinitamente inizio a sorridere: la via è FATTA! So che dopo questo il resto non sarà più difficile, non soffrirò più, non dovrò spingermi più (almeno oggi), ma comunque rimane molto ancora davanti a noi.
Una grande traversata a sinistra ci porta a una sosta. Arriva Sergio con un bel sorriso verso le 3, con auguri e con un taglio in faccia: è così il Ghiaccio!
Altri 80 metri tra due tiri sul 5º di difficoltà sotto una benvenuta nevicata ci portano ad un albero che definiscono la fine del itinerario.
Un'altra oretta molto rilassante di 5 calate per ritornare alla macchina, due birre, pattatine, vino e buona compagnia ci fanno dimenticare il freddo, la paura e la stanchezza che chi sa perché ci piacono tanto???
Ringrazio uno dei migliori compagni di cordata che con passione e tanta, ma tanta voglia a fatto reale questa GRANDE ILUSIONE, GRACIAS SERGIO.
Fantastica arrampicata, probabilmente la via più diretta, tutta su ghiaccio sulla “Tête de Gramusat”. Tosta, dura e impegnativa. Incredibile itinerario di grande compromesso! Oggi posso dire: la più difficile e impegnativa arrampicata su ghiaccio: una lezione, una esperienza indimenticabile, passato e presente... |
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La via fatta da noi:
6 / V 265 m. XR
1º tiro; 6 / 50 metri XR
2º tiro; 4+ / 50 metri
3º tiro; 5+ / 25 metri
4º tiro; 5+ / 25 metri X
5º tiro; 6 / 40 metri X
6º tiro; 5 / 50 metri
7º tiro; 5 / 25 metri
Ci siamo calati per la stessa via, prima 50 metri da un albero, seguiti da altri 55m da un “abalakov”. Poi 55 metri da una sosta spit fino ad un altro “abalakov”. Da li 50m fino a una sosta con spit e chiodi che in altri 50 metri ci ha portato a terra.
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